AVVISO AI MIEI VISITATORI


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I MODI DI DIRE, PUBBLICATI IN CALCE AI POST RIGUARDANTI VENEZIA, SONO TRATTI DAL LIBRO "SENSA PELI SU LA LENGUA" DI GIANFRANCO SIEGA - ED. FILIPPI EDITORE VENEZIA O DA "CIO' ZIBALDONE VENEZIANO" DI GIUSEPPE CALO' - CORBO E FIORE EDITORI.
SPERO CHE GLI AUTORI APPREZZINO LA PUBBLICITA' GRATUITA E CHE IO NON SIA OBBLIGATO A SOSPENDERNE LA PUBLICAZIONE.
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I MIEI AMICI LETTORI

mercoledì 17 gennaio 2018

63° DOGE - MICHELE STENO (1400 - 1413)


Per questa elezione si ripropose lo scenario della precedente : troppi candidati e, quindi, il solito Leonardo Dandolo, che non riusciva a farsi eleggere, propose un non candidato e cioé Michele Steno che entrò in funzione il primo dicembre del 1400.
Nato verso il 1331, Michele fu uno dei giovani bene che aveva insultato  la moglie ed il nipote di Marino Falier (penso che ve lo ricordiate) ma, scontata la leggera pena di qualche giorno di carcere, si mise sulla buona via diventando un uomo serio. Fu Savio, consigliere ducale, provveditore di armata, diplomatico, rettore di città e governatore di Ferrara.
Conobbe comunque ancora il carcere perché, come provveditore d'armata si trovava a Pola con Vettor Pisani e condivise con lui l'ingiusto processo e la condanna del valoroso ammiraglio. Divenne infine procuratore di San Marco ed in tale veste aveva fatto erigere nella basilica di San Marco le statue tra il coro e la navata e nella chiesa dei Ss Giovanni e Paolo, la cappella di San Domenico.
Tardò a ricevere l'investitura essendo ammalato ed il suo solenne ingresso a Venezia con la moglie Maria Gallina avvenne tra il 23 dicembre ed il 9 gennaio 1401. Solito corollario di feste, giochi e giostre ma più fastose perché organizzate questa volta dalla compagnia dei nobili nominata "Compagnia della Calza" che come simbolo ostentava dei calzoni aderenti con una gamba di colore e disegni differente dall'altra. Del resto lo Steno amava abiti raffinati essendo ricco di per sè stesso e possessore di una scuderia con i più bei cavalli d'Italia. Era chiamato dux stellifer avendo sul suo stemma una stella. Del resto i componenti del Maggior Consiglio gli concessero di adornare la loro sala con riquadri e stelle dorate.
Gli fu inoltre permesso di conservare il dono dell'imperatore d'Etiopia consistente in quattro leopardi forse per compensarlo di scritte ingiuriose sul trono ed a Rialto, venendo così ripagato per i trascorsi giovanili.
Nel frattempo Francesco Novello da Carrara scalpitava tra le terre dei Visconti e Venezia tramando contro di loro e cercando di attirare in un impossibile piano gli Scaligeri esiliati da Verona e Nicolò dEste.
Venezia, d'accordo con i Visconti, decise di finirla una volta per tutte e creare tutto un territorio gestito direttamente senza intermediari.
La guerra iniziò il 31 marzo 1404 e nel novembre dell'anno seguente fu già finita. Ciò significa l'unificazione del Veneto continentale a favore di Venezia e comprendente Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Treviso, Belluno, Feltre e Ceneda. Novello Carrara ed i suoi due figli sono riconosciuti colpevoli e strozzati nei Pozzi il 16 gennaio del 1406, dopo un lungo processo ed un discorso dello Steno, troppo lungo per riportarlo qui.
Tutto questo avveniva nello stesso anno in cui, il 30 novembre, il cardinale Veneziano Angelo Correr veniva eletto Papa col nome di Gregorio XII.
Venezia resta neutrale nello scisma della chiesa con un Papa ad Avignone ed un Papa (Veneziano) a Roma. Quando però Gregorio XII sostituisce il pariarca di Aquileia, Pancera, che poteva aiutare Venezia per rinforzare la propria ingerenza in Friuli, cominciano ad essere prese le distanze.
Altri cardinali dissidenti eleggono, a Pisa, un terzo Papa (Alessandro V) e Venezia si allinea con lui abbandonando il Correr mentre il Pancera viene reinsediato ad Aquileia.
Le conseguenze non tardano a farsi sentire. Viene deciso che i "papalisti" appoggianti Roma siano allontanati dai Consigli per quanto riguarda i rapporti con la Santa Sede e viene emesso un decreto che vieta la vendita dei beni ecclesiastici senza il consenso del Senato.
Gregorio XII passa al contrattacco : in un concilio a Cividale del Friuli nel 1412 dichiara antipapi i suoi due "colleghi" ed allora gli eventi precipitano nella Repubblica Veneta. Il patriarca di Aquileia cerca di imprigionare Gregorio XII che riesce a fuggire travestito mentre il suo cameriere, in abiti pontifici, viene percosso dai soldati incaricati di arrestarlo.
Michele Steno si guarda bene dal prendere posizione, ormai sordo ed afflitto dal mal della pietra, pensa a guadagnarsi un posto in Paradiso e, facendo testamento nel luglio del 1413, provvede a lasciare alla chiesa di S. Marina una somma di 15 ducati annui perché sia assicurata una messa perpetua giornaliera in suo suffragio. Muore il 26 dicembre e viene sepolto in un grande mausoleo (sembra ricoperto d'oro) in detta chiesa. Vi rimase sino al 1802 quando su richiesta del parroco si decise di togliere il monumento. Aperta la bara si trovò il corpo ancora intatto nel vestito di velluto ma, al contatto dell'aria, si ridusse in cenere.

MODI DI DIRE

                                     Longo come el pasio
Lungo come il Passio

Si dice di persona che si attiva con grande lentezza.
Il Passio, come molti di voi sapranno, è quella parte dei Vangeli che viene cantata o letta durante la messa della Settimana Santa, facendola durare più a lungo.

lunedì 15 gennaio 2018

UN GATTO SCONTROSO


Sono di ritorno, so che vi sono mancato e, quindi, preparate le vostre mani per accarezzarmi. Prima però ve le lavate con acqua e sapone perché, con l'influenza che sta invadendo l'Europa, non vorrei trovarmi con il "coriza".

Bando alle chiacchere e cominciamo con le mie riflessioni :

- Vi ricorderete certamente (???) che i miei umani avevano accolto la gatta dei vicini. Ebbene sono sfinito per questa insostenibile tensione dovuta alla presenza dell'intrusa.
Non è che lei abbia l'aria talmente antipatica ma io non posso permettermi, come capo di questa casa, di simpatizzare con la nemica.

- L'istinto di protezione del proprio territorio è ancorato in noi gatti sin dalla notte dei tempi. Se la notizia si spandesse nel quartiere che la mia casa è aperta a tutti i gatti, il mio salotto e la mia cucina sembrerebbero un rifugio della SPA e questo, non posso veramente permettermelo.

- Finalmente, è partita, l'appartamento è di nuovo vuoto e sono tranquillamente installato sul MIO divano. Il vecchio Patapouf (il cane) dorme in un angolo e sono finalmente solo. Senza un gatto con il quale conversare, con il quale giocare o farsi delle carezze. Mi chiedo perché la mia famiglia non adotti un altro piccolo gatto per farmi compagnia.

- Ieri sera ho incontrato una gatta sublime. Non avevo mai visto una femmina così sexi e provocante.
Era allungata, interamente à poils (nuda), sul suo balcone. E' discesa lentamente lungo gli scalini, si è avvicinata, si è strusciata contro di me, ascoltando solo il mio desiderio ed io ... ed io ...
NON HO FATTO NIENTE ! VI RICORDO CHE SONO CASTRATO ! Allora fuori dalle p..... i perversi che l'hanno fatto.

Alla prossima cari amici miei.



Matisse sul suo "arbre à chats"

giovedì 11 gennaio 2018

MODO DI DIRE SPECIALE

Qua la puta, qua la dota

Questo modo di dire merita un post a lui solo. Preciso che "puta" non è quello che vi passa per la testa, vuol dire "fanciulla".
Si poteva usare per vari motivi ma, il principale è: "Qui non si fa credito, si deve pagare in contanti e pronta cassa".
Il modo di dire rievoca il detto dei sensali di matrimoni e la dote che le fidanzate dovevano portare al marito in una piccola cassa, detta arsèla (piccola arca, dal latino arcere (chiudere). Queste casse, a forma di bauletto, si trovavano in vendita in Casseleria, nei pressi di Santa Maria Formosa.
La dote portata dalla sposa, pur amministrata dal marito, restava sempre di proprietà della sposa stessa e,in caso di divorzio, riconsegnata al suocero con eventuali pezze giustificative delle spese sostenute. Qualora la ex-moglie non avesse di che mantenersi con decoro, l'ex-marito doveva provvedere al mantenimento (come gli odierni "assegni alimentari") stabilito di caso in caso dal Magistrato del Procurator attraverso persone di fiducia di entrambe le parti, i cosidetti "Confidenti".
E guai a non versare il dovuto !
La dote, naturalmente, variava a seconda dello stato économico dei contraenti matrimonio ma anche le novisse più povere si facevano premura di provvedersi di lenzuola ricamate, de fodrete per i cuscini, di biancheria intima, di un paio di vesti, di un fassoleton (oggi si direbbe "scialle") e di nasitergi (fazzoletti da naso).
Questi ultimi, a quel tempo, erano ritenuti molto pregiati e venivano anche rubati.
Nell'anno del signore 1489, 13 di aprile : Silvestro da Leze, Leonardo Bembo, Alvise Soranzo, Filippo Paruta, Alvise Loredan e Giusto Gauro (tutti nobili veneti) nella chiesa di San Giovanni Crisostomo rubarono nasitergia ad alcune fanciulle e furono condannati al carcere ed all'esilio.
Per le fanciulle povere, alle quali era preclusa ogni possibilità di trovar marito, provvedevano di solito, in Venezia, le Congregazioni di Carità, ed in particolare la Scuola Grande dei Carmini, o qualche nobile casata; per le prostitute che avessero "deposto la somma del peccato" e che si fossero redente, provvedeva alla loro dote, nell'eventualità di un matrimonio, un fondo speciale della Casa del Soccorso nei pressi di Santa Marta, fondata dalla famosa cortigiana Veronica Franco, colle proprie rendite, ad espiazione della sua vita peccaminosa.
Per curiosità posso dirvi che la dote più ricca di ogni tempo fu quella portata da Giovanna la Pazza a suo marito  Filippo il Bello perché consisteva nella Spagna unificata e liberata dai mori, nel Regno di Napoli, quello di Sicilia e Sardegna ed in tutte le terre del Nuovo Mondo.
Chi ne godette fu il figlio, l'Imperatore Carlo V d'Asburgo, erede di quanto sopra da parte di madre e dal padre tutta la Germania, le Fiandre ed il Brabante con annessi e connessi. Aveva veramente ragione di affermare : "Nel mio regno non tramonta mai il sole".
Ultima nota : un'antica usanza babilonese era che dei sacerdoti scegliessero le ragazze più belle da dedicare alla prostituzione sacra. Queste venivano messe all'asta al maggior offerente durante le festività sacre ed il ricavato serviva a costituire le doti delle più bruttine non accettate nei templi. Al di fuori delle festività il ricavato andava al Tempio.


Spero che la lettura sia stata gradevole.

Una mia foto solo per mettere un po' di colore

venerdì 5 gennaio 2018

62° DOGE - ANTONIO VENIER (1382 - 1400)



La nomina del Venier, il 21 ottobre 1382, fu il risultato di un compromesso essendo il titolo conteso tra quattro pretendenti : Giovanni Gradenigo, Alvise Loredan, Carlo Zen e Leonardo Dandolo, tutti altamente titolati ma in troppi per ottenere il quorum.
Il Dandolo, per rabbia, propose il Venier. Ma Antoniazzo, come chiamato dagli amici, non era nessuno e faceva parte di una delle famiglie "nuove". Non era un grande oratore e non era tagliato per la diplomazia. Quindi niente cariche onorifiche  né nomina ad ambasciatore. Solo una carriera militare dove riuscì abbastanza bene. Si trovava a Creta quando gli giunse l'annuncio della nomina a doge da parte dell'armatore Giovanni Trapello. S'imbarcò subito su una galea con la scorta di altre due galee dove si trovavano dei gentiluomini cretesi ed il Capitano del Golfo. Arrivato in Istria trovò dodici patrizi che lo attendevano e poi al Lido fu accolto da alcuni consiglieri che con il Bucintoro lo portarono a Venezia alle ore 21 del 13 gennaio 1383. Secondo le cronache dell'epoca, la sua elezione fu festeggiata per un intero anno.
Vista la sua posizione sociale era ben visto sia dalle classi medie che dal popolo e quindi erano grandi feste malgrado Venezia uscisse da un'ennesima pestilenza che non fu l'ultima visto che la peste ricomparve nel 1393 e nel 1395. Nel 1396, un'enorme acqua alta colpì la città con moltissimi danni ma Antoniazzo ed i veneziani riuscirono a superare queste calamità.
Il doge, in mezzo a tante sventure, riuscì a ricostruire Chioggia e completare il lastricato in mattoni di Piazza San Marco.
Fu inoltre inflessibile anche contro il figlio Alvise che ne combinava di tutti i colori. Conquistava le donne e poi sbeffeggiava i mariti attaccando delle corna alla porta dei vari palazzi, aiutato da un amico, Marco Loredan. Pensavano di essere protetti dal doge ma furono condannati a due mesi di carcere nei Pozzi, a 10 anni di bando da Venezia ed a cento lire di ammenda. Il padre non mosse un dito per far rendere più clemente la pena. Nei Pozzi, Alvise cadde ammalato e, nonostante l'interevento dei famigliari e degli stessi giudici, lo lasciò morire quale esempio di giustizia per tutti, malgrado il dolore che ne risentiva.
Durante il suo dogado Venezia visse dei momenti importanti che portarono all'accrescimento dei domini nel Levante; il recupero di Corfù e la sconfitta dei Turchi che dovettero ritirarsi sulle montagne dopo un patto di non aggressione nel 1399.
Nell'entroterra scoppia la guerra tra Francesco da Carrara e Giangaleazzo Visconti il quale, dopo un accordo di collaborazione, tradisce e conquista molte città del Carrarese ed del Veneto facendo prigioniero anche Francesco ed il figlio. Il padre muore in prigione ed il figlio, Francesco Novello, riesce a fuggire in maniera rocambolesca. Rientra ed ottiene, implorando il doge, la signoria di Padova oltre all'iscrizione del casato veronese al patriziato veneto.
Il doge però è ormai l'ombra di sè stesso, logorato dentro dal rimorso per la fine del figlio Alvise, brancola nel vuoto di sentimenti perduti, accetta con piacere di assumere la tutela del minorenne Nicolò d'Este, figlio naturale di Alberto (signore di Ferrara) contro il fratello legittimo, Azzo, che viene confinato a Candia. Dietro tutto questo c'è naturalmente del commercio. La Repubblica presta al figlioccio 50.000 ducati ricevendo in pegno il Polesine con Rovigo e si allarga così l'entroterra Veneziano verso il sud.
Antoniazzo dispone infine nel testamento che i benefici di Alvise passino al di lui figlio Priamo cercando di mettere in pace la coscienza prima di morire il 23 novembre 1400. Viene sepolto, con funerali solenni, nella chiesadei  Ss Giovanni e Paolo.

MODI DI DIRE

Quanto da fare che ci'ò che no vien mai note
(ritengo inutile la traduzione)

Frase autocommemorativa ma più spesso ironica nei confronti di chi sembra, ma solo sembra, essere sempre in gran dafar da no aver gnanca el tempo da tirar el fià (In gran daffare da non avere neanche il tempo di tirare il fiato).

PS - Per chi non lo sapesse i "Pozzi" sono le celle alla base delle prigioni collegate al palazzo ducale. Venivano spesso invase dall'acqua alta e molto frequentate dalle pantegane (ratti d'acqua). Sul tetto della prigione ci sono invece i famosi "Piombi".

martedì 2 gennaio 2018

UN GATTO SCONTROSO

EDGAR IL RITORNO

Mi sono riposato abbastanza anche se per il veglione ho un po' abusato nel mangiare e nel bere. Quindi ricomincio ad inviarvi le mie riflessioni.


- E' spaventoso come io possa perdere dei peli in questo momento. Se si potesse riunire tutti i peli che ho perduto dalla mia nascita ad oggi, si potrebbe creare un nuovo pianeta.

-  A cosa serve avere diverse ciotole nella casa se poi sono completamente vuote ?

-  Noi gatti, abbiamo paura degli aspiratori. Questo rumore assordante simile ad un rantolo di moribondo e questo tubo simile ad un boa constrictor. Bisogna che io domandi al mio umano perché anche lui non ama questo apparecchio e lo lascia usare solo a sua moglie.

- Non è possibile ! Il mio umano ha accettato di custodire qualche giorno la gatta del nostro vicino ! Sul mio territorio, una gatta?
Lo sento ancora dire con la sua voce più dolce possibile: "Ma sicuramente, terremo Minnie con piacere. Andrà sicuramente d'accordo con il mio piccolo Edgar".

- Ecco, la nemica è tra le nostre mura da qualche minuto. La sorveglio dall'alto dell'armadio. Lei sa che sono lì, io so che lei è là. Ci guardiamo di traverso. C'è tanta di quella tensione nella stanza come alla frontiera tra la Corea del Nord e del Sud.
E' insostenibile, va ad essere per lungo tempo, molto lungo.

- Non sono certo fatto per la vita in comune ! Sono già 24 ore che la gatta del vicino è da "ME". Non ci siamo ancora indirizzati la parola ed evitiamo, per quanto possibile, di incrociarci nel corridoio. Abbiamo la stessa relazione di una coppia in piena procedura di divorzio.

Il seguito dell'avventura al prossimo post che pubblicherò. Edgar.

PS - TANTI AUGURI PER UN BUON 2018 





I nostri ringraziano dell'attenzione


venerdì 29 dicembre 2017

VILLE EN LUMIERE 3

UN PO' DI RIPOSO

BUON ANNO A TUTTI ED ARRIVEDERCI A GENNAIO 2018








Questo è il palazzo della Prefettura di Montpellier. La storia del filmato riguarda un direttore musicale che cerca di mettere a posto la cacofonia dei vari strumenti durante un temporale. Cosa non facile perché anche i musicisti hanno altre idee in testa. Buon divertimento.

martedì 26 dicembre 2017

I SENSI E LE ATTITUDINI DEI GATTI

a
Lascio Edgar riposarsi un po' per parlarvi dei gatti in generale ed in modo particolare sul loro modo di vivere e sui loro sensi. Spero che per loro il 2018 sia un anno di adozioni e di considerazione anche per i gatti neri.

I GATTINI
L'educazione fatta dalla mamma gatta è molto importante. Nei primi mesi li sorveglia e li allatta. In seguito apprende loro a comunicare con gli altri gatti. E' grazie alla madre che i piccoli diventeranno degli adulti responsabili.
A 4 settimane, il micetto comincia a vedere, sentire e miagolare. Fa la toeletta da solo e si passa quindi allo svezzamento. Comincia ad alimentarsi con cibi solidi.
La madre diventa un modello ed i piccoli imitano quello che fa ed i suoi gesti per cominciare a recarsi alla lettiera ed alla ciotola di crocchette. E' un ulteriore passo nella loro educazione. La gatta li mette in riga con piccoli colpi di zampa nel caso graffino o mordano e ne farà degli adulti equilibrati.
Non bisogna mai separare i gattini dalla madre prima di 9 settimane.

IL NUTRIMENTO
Non bisogna dare delle razioni giornaliere ad un gatto (come si fa con i cani) perché è uno che ama sgranocchiare e fa, quindi, più piccoli pasti al giorno. Da non proporre mai il latte di mucca che potrebbe provocare della diarrea ed il cioccolato. Le crocchette devono essere di buona qualità, adattate secondo l'età, la fisiologia e la razza : attenzione a non cadere in tentazione per quelle a basso costo!

IL TERRITORIO
Elemento essenziale per il gatto domestico è un luogo dove possa trovare il suo cibo, girare e riposarsi. Il territorio riveste una grande importanza ed un'eventuale modifica dello stesso avrà sicuramente delle ripercussioni sul comportamento dell'animale. Lo capiranno benissimo tutti quelli che hanno traslocato portando, naturalmente, il gatto con sè. Territoriale, solitario, ogni modifica può generare dello stress che può essere la causa dello sviluppo di piccole malattie.
La scorsa settimana siamo stati costretti a cambiare l'albero (artificiale) perché si facciano le unghie o per restare a guardare il giardino. Il vecchio era in uno stato pietoso. Matisse non sè ne dà pace e continua a brontolare per tutta la casa.
Se un gatto urina fuori della lettiera è sicuramente un segno di stress, in quanto vuole lasciare il suo odore. In questo caso, per renderli più zen, si possono utilizzare dei diffusori di valeriana come, ad esempio, Feliway. Se non vuole uscire, non è grave. Che resti ben al sicuro nella casa. Essendo un animale crepuscolare, i suoi picchi di attività vanno dalla sera all'alba. Un gatto può saltare ad una altezza pari a 5 volte la sua taglia. Quindi, per imitarlo, dovrei saltare in alto un po' più di 8 metri e mezzo (lol).

L'ODORATO
Un gatto ha l'odorato 14 volte più sviluppato degli umani ed è per questo che prima di mangiare o bere renifla il tutto anche se noi non ce ne accorgiamo. 

LA VISTA
Il campo di visione di un gatto è di 287°, quando quello dell'uomo è di 180° (in gioventù). Le sue pupille sono a geometria variabile e si aggiustano automaticamente all'intensità della luce. Non percepisce il colore rosso, mentre rileva facilmente le tonalità di blù e di verde.
La notte la vista del nostro piccolo felino è 5 volte superiore alla nostra. Per questo, la notte, sono abbagliati dai fari delle vetture ed è li che succede l'indidente fatale.
Altra cosa, non bisogna mai guardare un gatto negli occhi perché lo vive come un'aggressione.

L'UDITO
Le orecchie dei gatti sono molto sviluppate e possono sentire una gamma di suoni molto forti oppure molto deboli. Inoltre le vibrazioni che percepiscono sono circa tre volte più vaste di quelle degli umani. Un gatto può orientare le orecchie, in modo indipendente, da destra a sinistra per meglio localizzare la fonte sonora.

IL TATTO
Le zone più ricettive sono la faccia, le estremità delle zampe ed i cuscinetti, oltre alle zone anali e digitali. Altra zona molto sensibile è quella dei baffi che gli servono anche di guida per lo spazio che lo circonda. Guai a chi glieli taglia perché è come uccidere il gatto.

LA COMUNICAZIONE
Attraverso delle posizioni o delle attitudini, il gatto cerca di dirci qualcosa. Il ron-ron non è per forza legato al piacere, un gatto ammalato può ugualmente usarlo per cercare di calmarsi. Sta a noi osservare cosa ci vuole dire con la sua attitudine.

Quanto sopra non è tutto farina del mio sacco, anche se ne conosco già una grande parte, perché ho semplicemente tradotto un articolo della rivista mensile della SPA di Montpellier che sostengo regolarmente.

Matisse, il brontolone

domenica 24 dicembre 2017

JEAN-PIERRE GARRIGUES




Ebbene, ormai lo sapete tutti, il 24 dicembre è il mio compleanno e sono arrivato a 75 anni. Spero comunque di poter partecipare al calendario dell’Avvento ancora per lungo tempo.

Quest’anno voglio parlarvi di un mio grande amico, Jean-Pierre Garrigues





Nato il 6 gennaio 1964, vegetariano (e poi vegano), da più di 30 anni, membro di differenti associazioni di difesa dei diritti dell’uomo, della protezione animale e dell’ambiente sin dal 1982. Ingegnere agronomo, cosa che gli ha permesso di andare a lavorare in India e nell’Africa dell’ovest specializzandosi in ecologia delle foreste tropicali. Quale dottore in ecologia forestale tropicale divenne insegnante di economia e di ecologia in un liceo della regione di Nîmes e subito, accanito nemico della tauromachia.

L’ho conosciuto poco dopo il mio arrivo in Francia ed il suo carisma e la sua carica mi convinsero ad appoggiarlo. Quindi cominciai ad introdurmi nelle arene come un turista italiano filmando l’orrore che costituisce la corrida. Ogni volta uscivo con lo stomaco chiuso ed ho anche rischiato di farmi sorprendere.

Purtroppo il mio ginocchio rotto non mi ha permesso di seguirlo nel suo più grande combattimento : scendere nell’arena di Rodilhan per impedire la corrida. Ho comunque filmato il primo intervento e non vi dico le botte e quasi il linciaggio subito dai partecipanti all’azione. Conseguenza : delle denunce agli aficionados ma anche una (oltre ad altre successive) a Jean-Pierre per manifestazione non autorizzata. Le pene comminate agli aficionados, compreso il sindaco del villaggio (2.500 abitanti), andavano da 1.500 euro di ammenda a sei mesi di prigione. Jean-Pierre condannato a quattro mesi di prigione, con sospensione della pena, e 2.000 euro di ammenda.
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Era ancora in corso il processo d'appello quando questo grande uomo è deceduto a 53 anni, dopo una lunga guerra contro un tumore al cervello, nella notte tra il 18 ed il 19 novembre.
Sono stato alle sue esequie e non vi posso descrivere la grande partecipazione degli animalisti e dei suoi allievi. Penso che dall'altra parte dello specchio, dove ora si trova, non ci siano corride e quindi potrà restare tranquillo ed in pace.

Spiacente di mettere questa nota triste nel calendario ma la vita e la morte vanno di pari passo.
Spero mi scuserete ed invio a tutti voi un augurio di Buon Natale e Felice anno nuovo.

Passo il testimone a Folletto del Vento :

http://basadone.blogspot.it 








mercoledì 20 dicembre 2017

LA FAMIGLIA DE LA CROIX DE CASTRIES




Per chiudere l'avventura del castello di Castries vi dò alcune informazioni sulla famiglia proprietaria dell'immobile che oggi è comunque proprietà pubblica.
Dunque la famiglia De la Croix de Castries è una famiglia francese, originaria di Montpellier divenuta nobile nel 1487 ed i vari componenti preferivano pronunciare De Castre ritenendo Castries troppo plebeo.
Dopo molti commercianti e finanzieri, ha avuto tra i ranghi un maresciallo di Francia, un ministro della Marina, molti luogotenenti generali e marescialli di campo, cavalieri degli ordini del re e gentiluomini della Camera.

La famiglia fu accettata alla corte negli anni 1744, 1753,1776,1786,
ed era stabilita a Montpellier sin dalla fine del XIV secolo. Grazie a recenti ricerche si sa che Johan Le Cros, pescivendolo, figlio di Louis Le Cros anche lui commerciante di pesci, possedeva due piccole case con negozio annesso che furono trasmesse nella famiglia tra il 1381 ed il 1480. Suo figlio Raimond, sposato a Thibozette Denis, e suo nipote Jean Lacroux, sposato  a Judith Pierrefort, furono sempre mercanti ma divenuti nel frattempo cambiavalute, abitavano ancora nelle due case suddette. E' solo uno dei loro figli, Guilhem Lacroix, che diventa nobile e che è quindi all'origine della famiglia di un certo rango.
Egli era comunque sempre mercante e cambiavalute ma anche usuraio facendo quindi una grossa fortuna ed una rapida ascensione. Divenne console di Montpellier tra il 1465 ed il 1474, consigliere alla "cour des Aides" de Montpellier, e nel 1487 venne nominato nobile con una carica di presidente della suddetta "cour". Nel 1495 divenne governatore della città di Montpellier ed acquistò il 3 aprile 1495 la signoria di Castries a Jean II de Pierre de Pierrefort, barone di Pierrefort e di Ganges (1347), barone di Hierles (1482), signore di Castries (1437-1495). Aveva sposato Suzanne Cezelli, dalla quale ebbe due figli, Louis et François, che divennero segretari del re.

Verso il 1520, l'antico castello fu rasato e ricostruito sulla base del castello attuale, la cui storia resta strettamente legata al villaggio durante cinque secoli.

Charles de La Croix, quarto marchese di Castries, luogotenente generale delle armate del re, divenne duca di Castries per brevetto reale (quindi non per discendenza) nel 1784, pair de France ereditario il 19 agosto 1815 e duc-pair ereditario il 31 agosto 1817.

Permettetemi di parlarvi dei principali appartenenti alla famiglia, tralasciando una ventina di nomi che furono comunque importanti.
Il titolo ducale si spense nel 1886 dopo essere stato portato da :

1784 - 1842 : Charles de la Croix, primo duca di Castries

1842 - 1866 : Edmond de la Croix, secondo duca di Castries e figlio del precedente. Sposò Claire de Maillé de la Tour-Landry, più conosciuta sotto il nome di duchessa di Castries, resa celebre per la sua relazione con Balzac e per il suo salotto parigino considerato come il fiore del Faubourg Saint-Germain. Servì di modella al personaggio d'Antoinette de Langeais in "La duchessa di Langeais"

1866 - Edmond de La Croix, terzo duca, nipote del precedente. Sposò nel 1864 Iphigénie Sina de Hodos et Kyzdia senza avere dei figli. Divenuta vedova Iphigénie si sposò con Emmanuel d'Harcourt.

1907 - René de la Croix (1842 - 1913), conte di Castries, diplomatico appartenente al ramo cadetto di Meyrargues, non avendo ascendenti comuni con il ramo ducale, si appropriò proprio motu, il titolo ducale diventando ill quarto duca di Castries.

Proseguendo nel tempo ci furono banchieri, comandanti militari che ingaggiarono numerose battaglie in nome dei re di Francia e altri con incarichi di grande responsabilità, per arrivare all'erede ancora vivente Henry de la Croix de Castries, detto semplicemente Henry de Castries, nato il 15 agosto 1954 a Bayonne che divenne uomo d'affari e fu presidente direttore generale del gruppo di assicurazioni AXA dal maggio 2000 al 31 agosto 2016. Non avendo altre notizie presumo che si stia godendo la lauta pensione che gli spettava.

Eccolo qui qualche anno fa



domenica 17 dicembre 2017

VILLE EN LUMIERE 2


Ci troviamo al centro di Montpellier e questa illuminazione è contro le pareti della Cattedrale Saint-Pierre










BUONA VISIONE